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DOMENICO LASCARO
28 Ottobre 2014

Miglionico
La buona scuola si vede dal mattino
di Domenico Lascaro

MIGLIONICO. Con quest’ultimo intervento mi appresto a chiudere, per così dire, la trilogia dei quesiti che mi ha sottoposto il prof. Amati. Tratterò, nei limiti consentiti, del piano di riforma scolastica proposto dal governo Renzi. Tale piano, denominato “La Buona Scuola”, che il Governo ha messo in cantiere, consta di 12 Punti articolati in 6 grandi capitoli, così distinti: 1- Assunzioni Personale; 2- Formazione e Carriera; 3- Autonomia, Valutazione, Trasparenza; 4- Didattica e Obiettivi Formativi; 5- Rapporto Scuola-Lavoro; 6- Risorse. E’ mio intento illustrare succintamente ciascuno dei capitoli indicati e chiudere con alcune personali valutazioni.
Assunzioni.
La premessa del Governo parte dalla considerazione che ogni anno mancano all’appello di settembre centinaia di insegnanti a causa dei ritardi nelle nomine. Il disagio si complica con la girandola delle sostituzioni dei docenti assenti che investe migliaia di supplenti, in ansia per l’attesa di una chiamata che spesso non arriva. E’ evidente che questo stato di estrema precarietà incide pesantemente sulla qualità e l’efficacia dell’insegnamento. Quali i rimedi? Il Governo propone di eliminare radicalmente il precariato, abolire totalmente il sistema delle supplenze con l’assunzione massiccia e definitiva di 150.000 docenti, tratti dalle graduatorie a esaurimento e dagli idonei dell’ultimo concorso.
E’ “follia sperare”? Non necessariamente. Con l’introduzione dell’Organico Funzionale l’impresa non pare irrealizzabile, se si considera che la spesa tra supplenze e incarichi annuali è piuttosto elevata. Con l’aggiunta di qualche risorsa in più, il Governo intende adottare il cosiddetto Organico Funzionale che garantirebbe a ogni scuola un numero sufficiente di insegnanti, tale da soddisfare qualsiasi esigenza. L’obiettivo primario del progetto è finalizzato a una totale riorganizzazione delle attività scolastiche per far fronte alle molteplici istanze della società moderna, oltre alla sistemazione di tutti i precari.
Formazione-Carriera.
E’ questo un aspetto centrale di tutto il progetto. Riguarda il profilo professionale dell’insegnante nella società globalizzata. Oltre al saper codificare e decodificare le conoscenze, al docente di oggi si richiedono competenze e abilità mai richieste fino ad ora. Esso avrà cura di far apprendere ai propri alunni non solo contenuti educativi, ma modalità di pensiero creativo e metodi di lavoro e di studio. Ne deriva l’inderogabile necessità di ripensarne la formazione: quella di base nelle sedi universitarie, e quella del lavoro ordinario in aula. Proprio attraverso l’attività concreta e la qualità dei procedimenti messi in opera, sarà possibile valutare e premiare l’impegno sia dei singoli, sia dei gruppi. Non più per anzianità, ma per merito sarà possibile l’avanzamento di carriera.
Autonomia, Valutazione, Trasparenza.
L’introduzione di una forma di autonomia scolastica risale a oltre dieci anni fa, ma non è stata mai pienamente realizzata, sia per mancanza di risorse, sia per questioni organizzative. Per rimediare il Governo mette in campo una serie di proposte: parte con la riforma degli organi collegiali, per renderli più aperti, agili ed efficaci; prospetta un diverso approccio con il territorio, per far sì che la scuola diventi un reale punto d’incontro con tutta la comunità e strumento di un vero riscatto sociale.
Per raggiungere tali obiettivi occorrerà, tra l’altro ridefinire lo stesso profilo professionale dei dirigenti scolastici; infatti essi saranno selezionati non più col solito concorso a livello regionale, che ha creato non poche illegalità, ma attraverso un nuovo corso-concorso gestito dalla Scuola Nazionale di Amministrazione. L’obiettivo è di creare professionisti che, oltre all’esperienza di insegnamento, abbiano conoscenze delle procedure amministrative e gestionali, nonché competenze nel campo informatico e tecnologico.
Didattica e obiettivi Formativi.
Il primo obiettivo che la scuola rinnovata deve porsi è di consentire ai propri allievi di ripensare ciò che essi gradualmente imparano; in altri termini la scuola dovrà formare senza più tentennamenti persone libere e responsabili. Per conseguire appieno tale obiettivo, occorrerà rivedere e potenziare le discipline tradizionali, tra cui: la conoscenza dell’arte e della cultura in genere; sviluppare lo studio e la pratica musicale fin dalla scuola primaria; estendere lo studio della storia dell’arte e del disegno anche al biennio dei licei; non per ultima, la conoscenza delle lingue straniere anche a livello della scuola dell’infanzia;rendere altresì i giovani non solo fruitori, ma veri creatori di una cultura informatica. Dovrà essere inoltre debellato l’analfabetismo finanziario ed economico che tanto disagio crea nei cittadini di ogni ceto sociale.
Rapporto scuola-lavoro.
Particolare attenzione è riservata al problema del rapporto conflittuale tra scuola e lavoro.A tale scopo il Governo intende realizzare una serie di misure per rendere la scuola più funzionale all’occupazione giovanile. Partendo dalla considerazione che la scuola non è solo luogo di spesa, ma una vera politica di investimento, si procederà col raccordare la scuola al lavoro e col saldare il saper fare al fare concreto.
Attraverso la diffusione di laboratori, saranno privilegiate esperienze di studio- lavoro che permetteranno agli allievi di potenziare al massimo le proprie capacità creative. Si potrà così realizzare un vero capovolgimento culturale che permetterà di superare l’anacronistica contrapposizione tra sapere umanistico e sapere scientifico - pratico.
Risorse.
E’ questo il capitolo più controverso. Da una parte i soliti detrattori che diffidano ( volutamente ) della capacità del Governo di reperire le risorse, dall’altra coloro che, per ragioni politiche, fanno di tutto per contrastarne il disegno. Esso è sì ambizioso ma, irrinunciabile,se si guarda alla scuola come priorità assoluta. Le risorse principali sono indicate nella Legge di Stabilità nella misura di 500 milioni iniziali, vincolati all’effettivo miglioramento e all’efficacia educativa e didattica; nonché alla stabilizzazione degli obiettivi strategici e alla capacità delle singole istituzioni di attrarre risorse private.
Altre risorse potranno aggiungersi attraverso la razionalizzazione di quelle esistenti, disseminate in una miriade fallimentare di piccoli progetti. I possibili finanziamenti privati potrebbero trovare accoglienza per il tramite di tre originali strumenti finanziari,sperimentati positivamente in alcuni stati europei: 1-lo school bonus, un bonus fiscale per un portafoglio di investimenti privati nella scuola; 2- il guarantee school, la cosiddetta finanza buona, basata su un forte legame tra rendita economica e impatto sociale; 3- il crowdfundig, una modalità di raccolta fondi a cura di genitori, studenti e associazioni, largamente diffusa nei paesi citati.
Considerazioni finali.
La prima impressione che si ricava dalla lettura delle oltre 150 pagine del progetto è che ci si trova di fronte a un disegno onnicomprensivo che investe tutti gli aspetti della scuola italiana, dalla didattica alle strutture, dalla gestione finanziaria a quella delle risorse umane. Un altro aspetto non per niente trascurabile è il metodo innovativo adottato. Si sollecita infatti il coinvolgimento di migliaia di cittadini, associazioni, mass media e di tutte le istituzioni scolastiche.
In particolare, i punti più qualificanti a mio parere sono: eliminazione dell’annoso problema del precariato con la realizzazione dell’organico funzionale; l’introduzione del principio dell’alternanza scuola-lavoro; il potenziamento di alcune discipline fondamentali, come le lingue straniere, l’educazione motoria, la storia dell’arte, tecnologia, economia e finanza.
Oltre a queste misure di carattere piuttosto didattico, ciò che maggiormente colpisce è il valore sociale e culturale che traluce da tutto l’impianto programmatico. Finalmente si supera la dicotomia tra cultura umanistica e cultura scientifica, attraverso la massiccia introduzione del lavoro nella scuola; l’ autonomia si realizza a partire da un vero coinvolgimento di studenti e docenti, finalizzato a costruire un progetto educativo aperto e trasparente. Altro elemento da evidenziare: finalmente si concepisce un disegno che investe tutto il panorama scolastico e che un’altra riforma si potrà avere solo fra vent’anni.
Tutto bene allora? Certamente non mancano elementi critici. Per prima cosa trovo insufficienti le risorse: 500 milioni sono del tutto inadeguati per affrontare la grande mole degli obiettivi messi in cantiere. Ottima l’idea di abolire il precariato con l’introduzione dei concorsi biennali. Era ora che si provvedesse. Secondo me si dovrebbe fare di più:abolirli completamente operando una selezione al momento della scelta universitaria.
Un discorso diverso va fatto a proposito degli ipotizzati finanziamenti privati. E’ facile obiettare che sono del tutto aleatori, sui quali non si potrà fare molto affidamento. Se tutto il progetto comincia a prendere corpo e tutti i protagonisti avvertono sulla propria pelle la responsabilità di tentare l’impresa, allora anche la finanza privata troverà interesse a fare la propria parte.
Se smettiamo di piangerci addosso e riconquistiamo la fiducia nelle nostre potenzialità, il cammino ci sembrerà più agevole e il pessimismo atavico della nostra stirpe sarà per sempre sconfitto. L’ottimismo genera altro ottimismo. Il coraggio e la passione del nostro Premier sapranno portarci fuori dal pantano nel quale siamo da decenni precipitati.
Dato che l’argomento è di per sé complesso, ho dovuto dilungarmi più del previsto. Chiedo scusa ai gentili lettori, ai quali va tutta la mia gratitudine e la mia stima. Domenico Lascaro

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