Giacomo Amati

GIACOMO AMATI

24.05.2017

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MIGLIONICO
Si diffondono le famiglie unipersonali

MIGLIONICO. “Vivo da solo perché non ho tempo per gli altri. Perché non ho trovato la persona giusta. Perché sono rimasto solo. Perché preferisco così. Per scelta, per necessità, per convenienza. Le famiglie cambiano struttura. Si restringono, anno dopo anno: da una media di 2,7 componenti nel 1995 sono passate a 2,4 nel 2015. E a furia di contrarsi, si riducono al minimo: a una persona sola. Si diffondono le “famiglie unipersonali”, scrive Sabina Minardi su “L’Espresso” del 22 gennaio 2017. Le famiglie unipersonali sono il 31,1 per cento, certifica l’Annuario statistico dell’Istat 2016. La semplificazione familiare è compiuta. Dal Nord al Sud. Con la quota più alta di famiglie unipersonali al Centro: il 34,2 per cento del totale. E le regioni campioni del fenomeno sono la Liguria (40,2%), la Valle d’Aosta (39,85), il Lazio (38%). Insomma si sta diffondendo una “società atomistica, individualista, egoista”, dice il filosofo Umberto Galimberti. Quali le conseguenze? “Saremo una società più egoista – spiega Galimberti – quando le società sono povere, i vincoli familiari sono più forti e prevale la solidarietà. Invece, quando le società diventano opulente, o comunque libere dai bisogni fondamentali, individualismo ed egoismo, caratteristiche proprie del benessere, si fanno più radicali”. Poi il filosofo dice che la “gente non ha voglia di assumersi la responsabilità di un’altra persona e di una famiglia. Ha qualche piccolo privilegio e preferisce goderselo da solo. Ma una società individualistica è indubbiamente più povera. Non solo. Si impoverisce la stessa struttura psichica dell’uomo, a causa del decadimento sentimentale. Vivere da soli depaupera i sentimenti”. Giacomo Amati

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