DOMENICO LASCARO

14.05.2017

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MIGLIONICO
Le vie della speranza sono infinite

MIGLIONICO. Puntualissimo l’amico Amati mi esorta a commentare la vittoria di Macron in Francia. Mi rivolge una serie di domande riguardanti l’intero programma politico del neo Presidente; in particolare le misure che dovrà adottare per sconfiggere il terrorismo; come far ripartire il progetto europeo, che cosa i francesi si aspettano da un Presidente appena eletto. Per quello che può valere il mio giudizio, proverò a districarmi in una materia ancora poco conosciuta anche dai più esperti analisti.

Ho seguito con estremo interesse il discorso che il neo eletto ha rivolto ai suoi sostenitori al momento dei ringraziamenti. La stessa coreografia, studiata fin nei minimi particolari - tale era la certezza del successo - ha impressionato il mondo intero: un uomo solitario avanza, con passo sostenuto, dal buio della notte verso il palco che si illumina man mano che la figura si avvicina. Simbolicamente, dalle tenebre del marasma politico s’intravede la luce di un’alba rigeneratrice. Dalla sfiducia nasce una nuova speranza.

Appena sul palco, unica comparsa sotto gli obbiettivi delle telecamere, il festeggiato allarga le braccia e saluta la folla plaudente, al grido di “viva Macron, viva la Francia!”. Ringrazia tutti coloro che l’hanno sostenuto e attribuisce il merito della vittoria a tutti i francesi, di cui sarà il fedele Presidente. “Avete scelto l’audacia” - così arringa i presenti – io vi sorprenderò, così come sorprenderò il mondo intero, che dalla Francia si aspetta l’indicazione di un nuovo percorso di vita. Vi servirò con immensa umiltà, senza risparmio di energie”.

Nel suo breve, ma intenso messaggio,’ trasmette fiducia e speranza, non generiche promesse che, con un colpo di magia, potessero risolvere i terribili problemi che hanno colpito la Francia negli ultimi tempi. Esalta la sua forte determinazione e il coraggio che lo contraddistinguono, per intraprendere una lotta senza quartiere contro le illegalità, i populismi imperanti, la povertà e l’ignoranza. Accenna, senza tentennamenti, alla difesa dello spirito dell’ Illuminismo, il cui seme è germogliato per primo in terra francese. Allo scopo di infondere speranza e coraggio, pronuncia con il petto gonfio di orgoglio le parole scolpite negli sconvolgenti eventi dell’89 francese: liberté, égalité, fraternité.

Terminata, per così dire, la fase delle celebrazioni, cerchiamo di stare con i piedi per terra e giudicare i fatti, non solo le parole. Intanto si può senz’altro affermare che i primi risultati Macron li ha già raggiunti: bloccare l’avanzata del lepenismo (anche se la “Signora in giallo” nutre già propositi di rivincita); rilanciare l’idea di un’Europa totalmente riprogettata; ridimensionare il fronte anti euro, anche se, dispiace dirlo, ha sbaragliato buona parte della sinistra più radicale e ridotto all’osso il PSF, scisso in quattro tronconi in perenne dissidio tra loro. Frutto anche della politica ambivalente del Presidente Hollande, il quale con una mano elargiva e con l’altra toglieva. Ha ricevuto il plauso dei capi di stato di mezzo mondo che rappresenta un buon inizio in un momento di crisi totale.
Ma è sul piano interno che dovrà mettere alla prova le sue capacità per risolvere i gravi problemi che la Francia ha di fronte: porre fine alla precarietà del lavoro, rilanciare l’economia, rinsaldare le fratture sociali, ridare sicurezza e combattere il terrorismo. Già le prime proteste sono scoppiate, anche se limitate a gruppi radicali e anarchici di professione. Certamente non avrà una serena luna di miele col potere appena conquistato
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A dire il vero, la quasi certezza della vittoria non l’ha trovato impreparato. Sta già lavorando alla squadra di governo che sarà resa pubblica al momento del passaggio delle consegne. (domani domenica 14 maggio). Ormai si sente tanto sicuro di conquistare, nei prossimi giorni, la maggiorana del Parlamento che ha rifiutato il sostegno del socialista Valls, contando solo sulle forze del nuovo partito appena fondato: La Francia in marcia.

Ma è sul piano internazionale che lo attende la prova più impegnativa, nella quale dovrà impiegare tutte le sue risorse e tutta la bravura possibile. Ho già accennato al suo proposito di rilanciare l’unità europea con nuovi principi e nuove regole di governo. (E’ l’unico, è stato detto, che ha avuto il coraggio di affrontare la campagna elettorale in difesa dello spirito europeo, in un momento nel quale tutti temono di esporsi alle critiche dei cosiddetti sovranisti). E’ questa la sfida delle sfide: Alla vigilia del definitivo distacco dell’Inghilterra dall’Europa, riuscirà il nostro giovane Presidente a convincere i riluttanti colleghi che l’Europa è una risorsa, non un fastidioso problema da risolvere?

L’obiettivo è senza dubbio encomiabile, pena la catastrofe collettiva; ma il suo coraggio e la sua forza di volontà certamente non basteranno da soli a raggiungere il traguardo. Occorreranno la convinzione, la tenacia e l’impegno non di uno solo, ma di tutti i giocatori in campo. Per primo servirà l’apporto di Matteo Renzi - sia che ricopra il ruolo di segretario del Pd, sia quello di premier per un possibile secondo mandato – il quale finalmente invoca, senza tentennamenti, un’Europa rinnovata dalle fondamenta. Stia attento, però, Macron. Non faccia l’errore di Hollande: sperare di rafforzare l’asse Parigi-Berlino a danno degli altri Paesi. L’Europa si fa con l’ausilio di tutti; soprattutto con la cessione di parte della propria sovranità, a vantaggio di un potere effettivo corrispondente alla sovranità dei cittadini-elettori.

A questo punto, apro una parentesi più ampia per accennare a un problema che va oltre gli stessi confini europei. Non sembri una provocazione, ma la situazione internazionale è tale da richiedere uno sforzo collettivo, da parte delle Destre e delle Sinistre democratiche. Tutti insieme. Coloro che hanno già mostrato di avere a cuore le sorti della democrazia europea e mondiale, intraprendano una battaglia politica e culturale, nel solco del pensiero liberale, per difendere la modernità della democrazia occidentale anche se tra forze diverse. “Contro i fornitori di psicopolitica, che si trasformano in consumatori del risentimento e della paura, occorre che tutti i protagonisti, che già hanno consapevolezza del pericolo, si ritrovino insieme per intraprendere una lotta dura per ripristinare principi e valori universali”.

Sarebbe auspicabile vedere lottare insieme, oltre a Macron e Renzi, L’inglese Corbin, Barack Obama, il canadese Trudeau e, perché no, il greco Yarukasis e il tedesco Schulz (o la stessa Merkel), per sconfiggere una volta per tutte i populismi settari che vogliono dare l’assalto al potere, distruggendo valori, ideali e conquiste, spesso frutto delle lotte pagate anche col sangue di tanti onesti lavoratori.

Con lo stesso spirito cooperativo si potrà affrontare la battaglia per sconfiggere il terrorismo internazionale (e qui rispondo all’altro quesito di Amati). Da solo, nessuno Stato sovrano può debellare un fenomeno che, sebbene mostri segni di arretramento, può ancora riservare colpi di coda preoccupanti. Perciò bisognerebbe agire con determinazione assoluta e preveggente lucidità, che solo l’unione degli Stati può affrontare. Non basterà, però, l’indispensabile coordinamento delle forze di polizia e dei servizi segreti di tutto il mondo.

Serviranno un salto di qualità e un atto di estrema umiltà, sull’esempio indicato dall’opera costante di Papa Francesco. Occorrerà un vero cambiamento di rotta; culturale, politico e sociale, che rispetti le differenze e riconosca tutti come valore per se stessi. Lo spirito illuministico, evocato da Macron, faccia da spinta propulsiva nei rapporti interpersonali e internazionali. Un nuovo ordine mondiale e una politica ispirata ai principi di uguaglianza e al rispetto di ogni essere umano, potranno, per lo meno, attenuare la lotta per la supremazia culturale e radical-religiosa, da cui scaturisce ogni forma di terrorismo.

A margine del presente intervento, mi permetto di fare qualche riflessione personale su quanto ha già prodotto il successo di Macron, sia in Francia che in Italia, e nell’intera Europa. Senza dubbio ha bloccato, spero per sempre, il populismo smodato della Le Pen; ha senz’altro smorzato le ali ai demagoghi nostrani, che già pensavano di ritemprarsi al vento rigeneratore proveniente da oltralpe. Soprattutto è servito a suscitare un sentimento nuovo di fiducia nei giovani che, finalmente, possano intravedere uno spiraglio di luce nel futuro dell’Europa che sembrava doversi spegnere definitivamente; infondere, in altre parole, la volontà di non mollare, tenere duro, andare avanti e non gettare via i propri sogni.

Certamente non mi associo ai tanti che, folgorati dal “nuovo Messia”, si apprestano a saltare sul carro del vincitore. Onestamente, bisogna riconoscergli la lungimirante abilità di aver indicato la strada giusta per risolvere i tanti mali che affliggono la Francia e l’intera Europa. C’è da dire, però, che ha saputo sfruttare a suo favore gli errori e l’incapacità dei partiti storici, sia il PSF che la Destra gollista, di proporre nuove soluzioni ai mali della società. Marc Lazar ha asserito che Macron ha vinto, ma non ha ancora convinto. E’ vero. Ma è questa la sfida che ha lanciato: ha indicato la via e ha promesso di affrontare i problemi con la tenacia e la forza di volontà; non da solo, ma allargando il potere a tutti quelli che condivideranno il suo sogno.

Rappresenta il nuovo che avanza, ma un nuovo che sa di antico. Per questo converrà dargli fiducia e sostenerlo nel suo progetto innovatore. Dichiara di essere né di destra, né di sinistra, come qualcun altro si vanta di esserlo nel nostro paese. Ma la distanza è abissale. E qui mi piace far riferimento al pensiero di Ezio Mauro che così si esprime: “L’uno sembra aver introiettato il senso di colpa della crisi invece di provare a governarla. Anzi ha fatto di più, ed è il suo peccato capitale; ha delegato alla crisi la riconfigurazione del sociale, nuove esclusioni, le disuguaglianze, senza un disegno autonomo di società e senza un progetto di contrasto. E’ in questo vuoto residuale che cresce il vuoto dell’antipolitica, la promessa del nulla populista. Una psicopolitica che seduce invece di proibire, che convoca il cittadino a manifestare la sua rabbia con un click davanti al computer. Sono i blog di Grillo – perché di lui si tratta – che maledice chiunque con anatemi di setta religiosa e promette di sfasciare tutto per ricostruire senza alcun progetto”.

Macron invece ha una visione più coerente e più pensosa della vita e del mondo. Fa leva nel coraggio e nella ragione, nel potere dell’uomo di reagire alla rassegnazione e al fatalismo. Esalta la libertà e la fratellanza universale: pilastri dell’illuminismo che indicano la via maestra da percorrere. Solo dalle forze che si riconoscono pienamente nei valori e negli ideali democratici, potrà nascere l’embrione di un pensiero alternativo. Questo è in fondo il mio convincimento.

Su Macron non voglio aggiungere altro. Un giudizio più preciso si potrà esprimere non appena potrà operare concretamente. Pur riconoscendo che le sue origini politiche, sono molto distanti dalle mie convinzioni, non ho difficoltà ad ammettere, senza ombra di pregiudizio, che dal giovane Presidente mi aspetto qualcosa di molto interessante. Ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggermi e porgo un rispettoso saluto di “a risentirci”.
Miglionico 13.05.2017
Domenico Lascaro
(d.lascaro@libero.it)

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