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DOMENICO LASCARO
12.12.2014

Miglionico
I Partiti si distraggono al bivio
di Domenico Lascaro

MIGLIONICO. Mi piace rievocare il titolo di un opuscolo di Scotellaro per rispondere ai quesiti del prof. Amati. Mi sfida sulle cause della crisi che attraversano i partiti politici italiani. Come mai, egli mi chiede, le vecchie sezioni dei partiti non funzionano più; sembrano letteralmente scomparse o, se qualcuna ancora esiste, si aprono solo in occasione di consultazioni elettorali. Purtroppo è vero, caro Giacomo, le vecchie sezioni dei partiti, che ci hanno visti in passato protagonisti attivi, sono quasi del tutto scomparse. Le cause sono molteplici e riguardano la natura e il ruolo che dovrebbero svolgere i partiti moderni.
Uno dei motivi più noti riguarda le difficoltà economiche che attraversano tutti. Dimezzati i contributi pubblici e venuti meno i finanziamenti occulti, le sezioni dovrebbero mantenersi solo con l’apporto dei tesserati. Ahimè! Le tessere si sono alquanto rarefatte. Per quali motivi? Non è difficile rispondere. In parte l’ho già anticipato in precedenti interventi che tu stesso hai sollecitato. La diserzione costante e progressiva delle urne elettorali è il segnale più eclatante della sfiducia che i cittadininutrono verso la politica.
Vent’anni e più di malgoverno, di riforme promesse e mai realizzate, di occupazione sistematica delle istituzioni; opere faraoniche iniziate e mai terminate che hanno sprecato risorse immani e fatto lievitare il debito pubblico fino all’inverosimile; non ultima,la corruzione elevata a sistema, i cui devastanti effetti cominciano appena ad affiorare; insomma una politica ingannevole e fallimentare ha generato una disaffezione totale verso tutti i partiti tradizionali. Un altro elemento, a mio avviso non meno importante, è la mancanza di una gestione interna autenticamente democratica.
Forza Italia - è sotto gli occhi di tutti - è asservita ad un solo “padrone”, il quale nomina in solitudine i rappresentanti di ogni organismo, promuove o rimuove a suo piacimento; si sceglie gli alleati a seconda delle convenienze personali; improvvisa strategie politiche su misura del suo tornaconto. Il M5S, dopo un exploit clamoroso, sembra sul punto di implodere. Dopo un’incipiente e sterile opposizione parlamentare, i due maggiori comprimari, a furia di espulsioni, stanno perdendo la stima e la fiducia di parlamentari e sostenitori.
Al PD, partito cui mi onoro di appartenere, non ho lesinato le critiche più dure. Basti dire che ha disperso il patrimonio di energie che ha accumulato nel tempo e adottato una struttura verticistica a danno di una reale partecipazione democratica; lotte intestine hanno allontanato quanti avessero competenze e passione politica; la corruzione, diffusa anche fra i suoi stessi componenti, ha fatto il resto.
Che cos’altro potevano fare gli ignari cittadini, se non protestare con l’astensionismo di massa, o votare massicciamente per movimenti populistici? Quale onesto e giovane cittadino, nelle condizioni date, sarebbe minimamente invogliato a iscriversi e frequentare qualsiasi partito? Un discorso a parte va fatto per la Lega Nord. Dopo il tonfo elettorale subito a causa degli scandali generati da Bossi e figli, Salvini, approfittando della rabbia generalizzata delle grandi periferie metropolitane, sembra che acquisti ogni giorno consensi sempre più consistenti.
L’alterigia e l’ostentazione del neo segretario leghista e l’arroganza senza freni del “Grillo parlante”, li portano ad assumere atteggiamenti denigratori nei confronti delle Istituzioni e dello stesso Capo dello Stato. Facendo leva sugli istinti primordiali del popolo, propongono l’uscita dall’euro, l’abbassamento indiscriminato delle tasse e la cacciata di tutti gli immigrati dal territorio italiano. Insomma, pur di riconquistare il consenso perduto, non esitano a rinfocolare la rabbia e ad eccitare gli animi dei più disagiati.
Non a caso il Presidente Napolitano, in queste ultime ore, parlando all’Accademia dei Lincei, consapevole del pericolo che simili atteggiamenti possano generare nel contesto sociale,ha pronunciato parole durissime nei confronti di “posizioni distruttive e sobillatrici” che danno luogo ad una vera e propria “patologia eversiva”. Chi si è sentito oggetto della reprimenda del Capo dello Stato, sono stati Salvini e Grillo. Quest’ultimo minaccia addirittura di denunciare Napolitano per vilipendio.
Secondo me il Presidente si è rivolto non solo ai “movimentisti”, ma anche alle frange minoritarie dei partiti di governo, che proprio oggi hanno ancora una volta dimostrato la loro irresponsabilità. Per motivi pretestuosi, in due Commissioni parlamentari, hanno fatto andare sotto il Governo. Evidentemente vogliono far prevalere ragioni di posizionamento a rischio della tenuta stessa della maggioranza.
Non ripeto le critiche già espresse, ma non posso non evidenziare come simili comportamenti siano assolutamente ingiustificati e rischiosi per il Governo. Nel momento in cui l’Europa rischia di smembrarsi a causa dell’incertezza politica della Grecia; la crisi israelo-palestinese e l’avanzata dell’IS minacciano l’ordine mondiale; la crisi economica, lungi dall’essere risolta, rischia di aggravarsi ancora, gli “eroi” nostrani che fanno? Rincorrono questioni particolari allo scopo di mostrare ai propri seguaci le “imprese” che son capaci di fare.
Il monito di Napolitano è che la politica recuperi moralità. In che modo? Facendo innanzitutto pulizia interna, espellendo le mele marce e adottando misure efficaci contro la corruzione dilagante; soprattutto non cavalcando il malcontento e la rabbiadi quanti si sentono derubati della propria dignità. Nello stesso tempo si potrà riottenere la fiducia dei cittadini solo se i partiti sapranno sollecitare un minimo di partecipazione e adottare metodi democratici di gestione interna, pena il dissolvimento degli stessi. Non solo si potrà un giorno arrivare alla “democrazia matura”, caro Giacomo, ma è dovere improcrastinabile di ogni partito predisporre le condizioni per realizzarla. Domenico Lascaro (d.lascaro@libero.it)

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