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Gabriele Scarcia

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GABRIELE SCARCIA 
Il Quotidiano della Basilicata
Controsenso Basilicata
17 Aprile 2010
La formazione del giovane Colombo
A partire da una lettera rimasta inedita, un profilo dei primi passi del senatore a vita, fresco novantenne

Mons. Augusto Bertazzoni (Foto archivio storico di Gabriele Scarcia)On.le Emilio Colombo (archivio sorico di Gabriele Scarcia). Clicca sulla foto per ingrandirlaMiglionico.Nel tentativo di tratteggiare uno spaccato biografico inedito della carriera politica del senatore a vita Emilio Colombo, da pochi giorni novantenne, ci sarebbe una singolare testimonianza documentaria offerta da una missiva sconosciuta naturalmente, conservata nel mio archivio storico, che il vescovo di Potenza Mons. Augusto Bertazzoni scrisse dal capoluogo lucano il 23 agosto 1946 all’arciprete di Miglionico Don Donato Gallucci. Il testo della lettera è il seguente: “Reverendissimo Signor Arciprete - L’On. Colombo non è né a Potenza né a Roma ma in giro per l’italia Settentrionale. Forse capiterà Domenica per breve ora a potenza, per ripartire in serata. Gli farò parlare perché io sarò a Marsico. Temo però che non possa disporre di un minuto. A Pietragalla ci sta il vostro compaesano l’avv. Mario Zotta. Potrebbe fare una scappata a Miglionico se riceverà da voi l’invito pressante. Potrei parlare con il Prof. Marotta e gli parlerò ma non so se potrà ingerirsi nelle questioni della Provincia di Matera. Purtroppo il mondo è cattivo e il lavoro di Satana si intensifica in mille modi e sempre con più accanimento. Preghiamo e speriamo! Suo Devotissimo – Augusto Vescovo”. Le parole usate dal “Padre della Chiesa Lucana”, come fu definito il pastore zelante e di cuore giunto dal mantovano in Terra lucana nel 1930, sono evidentemente la risposta a una precedente richiesta di aiuto verbale o per iscritto dell’arciprete di Miglionico, il Professor Donato Gallucci (Pietragalla 1887-Matera 1965). Filologo di fama internazionale costui, profondo conoscitore di otto lingue, detto per inciso, preferì l’arcipretura e l’istruzione dei giovani del suo piccolo gregge piuttosto che gli onori della Santa Sede dove il Segretario di Stato Card. Luigi Maglione, suo amico personale, lo voleva da tempo collocare. Nemmeno Don Donato GallucciLettera di Mons. Augusto Bertazzoni all'arciprete di Miglionico Don Donato Gallucci (archivio storico di Gabriele Scarcia) 1p. Clicca sulla foto per ingrandirlal’offerta di una cattedra universitaria, che per tanta scienza gli sarebbe stata destinata se solo avesse voluto (per approfondimenti consultare articoli apparsi su “Epoca” del 29 marzo 1964 - “Il Secolo d’Italia” del 10-11 marzo 1965) riuscì a smuoverlo. Tra questi uomini di chiesa e in questi contesti si mosse dunque il giovanissimo Colombo, che nella Potenza della Democrazia Cristiana era tra i giovani dell’Azione cattolica con Michele Marotta, Mario Zotta, Claudio Merenda. Colombo era stato Delegato Diocesano per gli studenti nella parrocchia della SS. Trinità, la stessa dei fatti odierni di cronaca della Claps, chiesa tra l’altro a due passi dalla sua signorile abitazione, in pieno centro storico. Già nel 1936 presiedeva il Consiglio Diocesano, nel 1938 era incaricato regionale della GIAC e naturalmente, nel 1946, deputato alla Costituente. Questo inconsueto cammino, oggi inimmaginabile, era il risultato dell’opera pastorale e sociale messa a punto dalle associazioni cattoliche guidate dalla sapienza di un monsignore come Bertazzoni durante il ventennio. Dato che in questi giorni la biografia ufficiale del senatore Colombo sui principali quotidiani italiani ha battuto continuamente sull’elencazione degli incarichi, sui ruoli, sugli incontri, questa testimonianza documentaria, come dicevasi, rimanda al periodo formativo, al periodo iniziale, quando Lettera di Mons. Augusto Bertazzoni all'arciprete di Miglionico Don Donato Gallucci (Archivio storico di Gabriele Scarcia) 2p. Clicca sulla foto per ingrandirlaColombo era un perfetto ragazzino sconosciuto che attendeva al pari dei suoi compaesani, il 29 ottobre 1930, un vescovo che da 5 anni non arrivava, in un posto dimenticato da Dio. E quel vescovo così importante finalmente giunto, girò nella sua diocesi a dorso di mulo, si arrampicò per le stradine di montagna per raggiungere i piccolissimi centri abitati e diede inizio alla sua missione tra una religiosità tutta popolare non scevra di superstizioni. L’organizzazione indefessa dell’Azione Cattolica, nei programmi dell’alto prelato, fornì un’occasione concreta a quei giovani. La formazione dunque avvenne tramite quest’organismo e non necessariamente con lezioni magistrali o adunanze interminabili pregne di concetti, quanto piuttosto con un dialogo continuo non disgiunto dai sani precetti di fede e solidarietà sociale. E l’impegno pastorale del vescovo non fu mai slegato da quello dei sacerdoti della diocesi che collaboravano e interagivano con lui. Quindi dietro la formazione di Colombo e di un’intera classe dirigente affatto datata e dalla quale ci sarebbe molto da imparare, per chi non lo avesse inteso, vi era un sant’uomo, conscio del suo ruolo, perfettamente impegnato nel sociale e un associazionismo portante che fissava con esattezza le regole e i valori della vita. Inevitabilmente tale percorso non può che suscitare in noi riflessioni profonde, se pensiamo solo per un attimo, a mo’ di esempio, alla formazione dell’attuale classe dirigente del Paese. La maggior parte dei candidati nelle attuali competizioni elettorali prende forma nei talk show televisivi piuttosto che nelle fila delle ambiguità sessuali, o giunge direttamente, se pensiamo alle quote rosa, dalle patinate pagine dei calendari osè o meglio ancora dal cinema. Stesso dicasi per gli uomini di chiesa. Esempi di santità e abnegazione oggi restano rarissimi. L’impegno nel sociale dunque, Colombo docet, la crescita sana nelle comunità, lo sguardo distolto dalle frivolezze massmediologiche, la condivisione e la conoscenza dei problemi, dovrebbero costituire le basi essenziali per la futura classe dirigente di questo nostro Paese, prima che qualcuno frettolosamente liquidi il tutto con l’espressione “Sono cambiati i tempi!”. Gabriele Scarcia

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