
MIGLIONICO.
Ridotta ma di buona qualità la raccolta di olive nell’agro del
Malconsiglio. Per Miglionico, che da diversi anni può fregiarsi del
marchio “Città dell’Olio”, è un’annata anomala con un calo della
produzione, si vocifera e ci si lamenta nella sede dedicata al confronto
sulla raccolta, ossia il frantoio. Un calo che si sta assestando
intorno al 40% rispetto all’annata precedente. Un settore, quello
della raccolta di olive e della sua trasformazione in olio extravergine
di alta qualità che assume importanza vitale per tante famiglie che
risiedono nel borgo collinare e che con la cura degli alberi e la
raccolta delle olive, nel periodo fra novembre e dicembre solitamente,
contribuiscono in modo importante allo sviluppo economico del paese.
Le olive da olio, ma anche quelle cosiddette olive dolci da
curare e salare per essere poi mangiate a tavola sono sì poche ma di
buona qualità. Il calo della loro quantità è davvero un duro colpo per i
tanti agricoltori e proprietari di piccoli appezzamenti che, dopo un
anno di lavoro e di spese sostenute per la loro coltivazione, non
potranno raccogliere che pochi quintali di olive. Una quantità inferiore
alle aspettative ma almeno a sentire gli esperti sul campo, con un’oliva
integra e non attaccata da agenti patogeni esterni. “A causare il
crollo di produzione - esordisce Francesco Matera, 44 anni,
olivicoltore miglionichese che si dedica con passione a questa attività,
hanno inciso cause naturali come le grandinate estive con associate
condizioni climatiche sfavorevoli nel periodo della fioritura. Ruolo
altrettanto negativo è stata la siccità del periodo estivo che ha
contribuito a ridurre la produzione che in talune contrade sfiora il 50%
pur se la qualità resta ottima perché non attaccata dalla cosiddetta
mosca olearia.” Le principali varietà di olive, coltivate
biologicamente con la presenza di molti alberi secolari, sono la
Coratina, l’Ogliarola, la Majatica e la Cellina di Miglionico, varietà
autoctone che ben si adattano alle caratteristiche del terreno e al
clima collinare. Una raccolta fatta a mano o con aste che scuotono le
chiome per raccogliere il frutto su grosse reti e teli stesi sotto
alberi che si ergono anche per decine di metri su colli e pendii. La
spremitura,
fatta a
freddo, presso l’unico frantoio rimasto attivo, Ulivi del Castello
di Smacchia Nicola operativo dal 1940,
produce un olio extravergine di
colore giallo dorato con toni di verde
donandogli un sapore fresco e fruttato, generoso e pieno di carattere.
Una resa in olio, rapportata al quintale di olive, che si aggira intorno
ai 16/20 chili. Olio ricco di molteplici proprietà benefiche per la
salute dell’uomo. |